Il Parco

Punti rilevanti dell’ingresso sono il grande portone sormontato da un portale di tufo rosa (lo stesso utilizzato nella realizzazione del Duomo di Cosenza) tutto in legno massello di castagno, profondo 15 cm., con ferramenti e chiusure in ferro battuto risalenti al 1200. Interessanti le due nicchie che venivano utilizzate per far scivolare all’esterno l’olio bollente o per sparare contro gli invasori, evitando lo sfondamento. Sulle due pareti chiuse sono affissi due stemmi autentici di tufo. Il pavimento è in cotto esagonale autentico e le travi di cuore di pino, detto vutullo, anch’esse datate 1200. Sono presenti quattro porte che danno l’accesso a quattro salotti.

Il Parco

Intorno alla Torre e agli edifici del borgo, un grande prato verde fa da cornice, da cui sorgono le antiche essenze arboree della selva bruzia. Qui fanno da padrone due immensi abeti gemelli, testimoni della nascita del piccolo Filippo Collice nel 1734, piantati dal Cardinale Borghese il giorno del battesimo, celebrato nella medioevale Cappella. Un altro monumento della natura è certamente un secolare acero montano, come anche un antico pioppo tremulo, tondo e dolce come un fungo immenso verso il cielo. Secolari i castagni, rossi e gialli in autunno. I confini del parco sono segnati da antiche rose selvatiche dai mille colori, bianche con striature viola e nere segnate di bianco. Nel parco due laghi da sorgenti naturali, pieni di ninfee e di trote fario, le selvatiche, mitiche trote, punteggiate di rosso, tanto decantate dai bruzi e dai romani.

 

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